Così parla il SIGNORE:
«Maledetto l'uomo che confida nell'uomo
e fa della carne il suo braccio,
e il cui cuore si allontana dal SIGNORE!
Egli è come una tamerice nel deserto:
quando giunge il bene, egli non lo vede;
abita in luoghi aridi, nel deserto,
in terra salata, senza abitanti.
Benedetto l'uomo che confida nel SIGNORE,
e la cui fiducia è il SIGNORE!
Egli è come un albero piantato vicino all'acqua,
che distende le sue radici lungo il fiume;
non si accorge quando viene la calura
e il suo fogliame rimane verde;
nell'anno della siccità non è in affanno
e non cessa di portar frutto».
Geremia 17:5-8
Questo brano dal sapore sapienziale viene ripreso nel Salmo 1 secondo l'immagine del giusto beato, simile ad un albero piantato vicino all'acqua. Il significato è sicuramente semplice e molto diretto: chi confida nell'uomo pone in lui un'aspettativa sbagliata che sarà disattesa. Al contrario, chi confida nel Signore è ricolmo di vita e di una fonte di sussistenza che permane anche in tempo di carestia e difficoltà. Applicandolo alla nostra vita, potremmo dire che coloro che seguono senza altri cristiani demandando a loro il ruolo sacerdotale che appartiene ad ogni credente, finiranno con il vivere la propria fede attraverso questo filtro culturale e religioso, creando un impedimento alla genuina relazione di preghiera e lettura delle Scritture che ogni credente deve alimentare in modo assolutamente personale. Nel momento della difficoltà, dello scandalo, chi ha basato la propria fede sull'uomo sarà atterrato, mentre chi ha basato la propria fede in Dio avrà le risorse spirituali ed emotive per continuare la propria corsa e superare "l'anno della siccità".
