sabato 23 aprile 2016

La barca, la tempesta e Gesù

Evangelizzazione “United In God” – 23.4.2016 – Como

Quando fu sera, i suoi discepoli scesero al mare e, montati in una barca, si dirigevano all'altra riva, verso Capernaum. Era già buio e Gesù non era ancora venuto presso di loro. Il mare era agitato, perché tirava un forte vento. Com'ebbero remato per circa venticinque o trenta stadi, videro Gesù camminare sul mare e accostarsi alla barca; ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non temete». Essi dunque lo vollero prendere nella barca, e subito la barca toccò terra là dove erano diretti.
Giovanni 6:16-21

Questo brano può essere visto come la metafora di tutti coloro che in un certo momento della loro vita hanno incontrato Gesù, e sono diventati suoi discepoli. Gesù è morto, ma è anche risuscitato e per questo motivo ha potuto chiamare a sé innumerevoli discepoli anche dopo la sua morte. Discepoli che sono entrati a far parte di quella che consideriamo come “Chiesa”. In questo brano evangelico, i discepoli conoscevano già abbastanza bene Gesù ma non avevano vissuto appieno tutte le esperienze che dovevano vivere assieme a lui. In modo analogo, anche voi potete sapere chi è Gesù, potete anche averlo invocato in qualche preghiera che vi è stata insegnata da piccoli, ma in realtà proprio come questi discepoli descritti dal testo, in questo momento siete distanti da lui. Come accennavo prima, a ciascuno di noi è capitata una circostanza simile. A ciascuno di noi è capitato di esser sicuri di sapere chi è Gesù, ma essere nella realtà in una barca senza di lui. Il problema, è che per quanto siamo esperti naviganti e sappiamo dirigere con eccellenza la barca della nostra vita, prima o poi il mare diventa agitato. Possiamo conoscere a memoria le azioni da dover intraprendere: aggiustare il timone, abbassare/alzare le vele, annodare bene le corde...ma se il mare diventa agitato, ci sono altre forze fuori dal nostro controllo che intervengono portandoci nello spavento e nell'incertezza. Possono essere malattie, licenziamenti, una profonda solitudine, la mancanza di persone care o qualsiasi altra causa di forza maggiore. Quello che pensiamo sia il controllo sulla nostra vita, in realtà è soltanto un'illusione.

Il vento sibila, soffia con violenza, il mare è agitato, e pensiamo: “cosa ho fatto di male nella mia vita per meritare questo?” Pensiamo che Dio sia arrabbiato con noi e che ci stia punendo, e magari iniziamo ad allontanarci ancora di più da lui nel nostro cuore. E in un preciso momento, che per te può essere questo stesso pomeriggio, lo vediamo. Vediamo Gesù che cammina nella tempesta. Sul momento non possiamo fare altro che spaventarci terribilmente. La tempesta infuria attorno a noi minacciando di distruggere ogni cosa a cui teniamo e Gesù passeggia tranquillo camminando sopra il mare al centro di tanta devastazione. Sembra uno scenario minaccioso. Sembra la realizzazione dei nostri più preoccupanti pensieri: il castigo di Dio. Ne siamo profondamente spaventati. Ma Gesù si avvicina a noi, e al posto di farci affondare dice: «Sono io, non temete». Con sole quattro parole, tutto quello che avevamo immaginato di Gesù (senza conoscerlo bene) crolla miseramente di fronte al suo immenso amore. E' lui, ed è per noi. E' lui, e non vuole distruggerci. E' lui, e vuole salvarci! In questo momento, tutto quello che dobbiamo fare è chiedergli di salire sulla barca. Lui vuole salire sulla barca, sulla tua barca. Lui vuole entrare nella tua vita per portare pace e salvezza. Lascia salire Gesù sulla tua barca, e subito essa toccherà a terra, fuori dalla tempesta, esattamente nel luogo in cui sei diretto.