mercoledì 15 luglio 2015

Rendete perfetta la mia gioia

Se dunque v'è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d'amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri.
Filippesi 2:1-4 

Dalla  prigionia, l'apostolo Paolo scrive questa lettera alla comunità di Filippi. Egli scrive a dei credenti che avevano partecipato al vangelo di buon cuore dal momento della conversione sino ad ora (1:5), figli spirituali per i quali si rallegra, rappresentando per lui motivo di grande gioia e soddisfazione (4:1). Con profondo coinvolgimento emotivo e spirituale, amando intensamente questa chiesa, l'apostolo dei Gentili esorta ad avere un medesimo pensare, un animo solo, un unico sentimento; e lo fa proprio in virtù degli incoraggiamenti in Cristo che univano già i credenti, delle tenerezze di affetto, e delle compassioni che stavano vivendo. Per rendere perfetta la sua gioia, Paolo invita i filippesi ad essere profondamente uniti.

Ogni chiesa locale dovrebbe ricevere come propria questa esortazione, sforzandosi di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace (Ef 4:3), vivendo gli incontri comunitari come un momento speciale di comunione fraterna e comunione con il Signore. Egli stesso, infatti, unisce i credenti, e solo in lui potremo trovare e conservare questa santa unità.